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Scopriamo Chaga, il fungo della salute

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Scopriamo Chaga, il fungo della salute

2 anni fa


Scopriamo Chaga, il fungo della salute


Chaga è un fungo medicinale, molto utile per il nostro corpo! Ecco le sue proprietà

I funghi medicinali come il Chaga sono poco conosciuti in Occidente eppure contengono proprietà eccellenti per l'organismo! Si possono utilizzare in via curativa quando il problema è insorto ma anche e soprattutto in via preventiva.

Indice dei contenuti:

Chaga e micoterapia

Abbiamo parlato in diverse occasioni di micoterapia, la disciplina che utilizza funghi medicinali come integratori per la salute. La micoterapia è legata al mondo della medicina tradizionale cinese e si basa sull'utilizzo di estratti di funghi che agiscono in maniera eccellente sul metabolismo e sul sistema immunitario.

Il Chaga è un fungo medicinale, il cui nome scientifico è Inonitus obliquus ed è un fungo parassita che cresce sugli alberi di betulla. Cresce soprattutto nel nord Europa, in Finlandia ma anche in Russia.

Come la maggior parte dei funghi medicinali, anche il Chaga è sempre stato riconosciuto come “dono di dio”. Nei paesi asiatici, è riconosciuto come rimedio naturale per mantenere un buon stato di salute (noi occidentali diremmo che rinforza il sistema immunitario) e per ripristinare il Qi, energia vitale per la medicina tradizionale cinese. In Russia viene utilizzato da più di 400 anni e in Siberia è sempre stato considerato il segreto per una lunga vita. Non si esclude che possa avere effetti anche per malattie molto gravi come quelle tumorali.

Il Chaga è un fungo che possiede una storia millenaria e lo troviamo già citato negli antichi testi di medicina cinese.

Le proprietà curative del fungo Chaga

La qualità dei funghi medicinali è quella di contenere al suo interno una grande quantità di steroli, molecole specializzate che sono simili agli steroidi ma in chiave assolutamente naturale e benefica per la salute.

Gli steroli principali contenuti nel Chaga sono:

  • anosterolo
  • betulino
  • lupeolo
  • inotidioli

Quando si assumono queste sostanze si percepisce un senso di forza fisica che equivale ad un reale potenziamento muscolare.

Proprio per la loro peculiarità di crescere su terreni o piante in cui la vita non si sviluppa facilmente, i funghi sono dotati di grandi sostanze protettive che sviluppano per salvaguardarsi come ad esempio enzimi, antiossidanti e sostanze antibiotiche. Se il fungo cresce in terreno sano e non contaminato, diventa una vera panacea per la salute.

Anche il Chaga è un chelante di sostanze tossiche e all'interno dell'organismo agisce come calamita per gli elementi dannosi.

Contiene un'alta percentuale di SOD, uno degli antiossidanti principali per l'organismo che mantiene l'elasticità della membrana cellulare. In parole più semplici, maggiore è la quantità di SOD minore è l'invecchiamento dei tessuti.

Quando usare il Chaga?

Il Chaga può essere utilizzato in via preventiva ma anche quando la sintomatologia è già presente.

Utilissimo in caso di osteopenia o osteoporosi perché ricco di vitamina D. L'acido betulinico, contenuto al suo interno, lo rende un rimedio testato per i problemi cutanei.

In generale possiamo dire che è un ottimo estratto per stimolare risposte immunitarie specifiche per le infezioni, attivando i macrofagi, i T-Helper, le cellule NK e le cellule Beta che a loro volta aumentano la produzione di anticorpi.

Il tè Chaga può essere fatto con l’aggiunta di 1 cucchiaino di polvere Chaga a 1 tazza di acqua calda. Ha un sapore ricco simile al caffè, terroso e può essere addolcito con il miele, stevia, o zucchero di cocco, se desiderato.

 

Polvere di Chaga Bio

Fungo della salute

(9)

Il Chaga è il fungo della salute, con proprietà antiossidanti e disintossicanti, in particolare per circolazione e pelle. Il fungo Chaga (Inonotus obliquo) cresce selvatico sulla betulla in tutto il Nord America, Europa orientale e Asia. È un vero...

€ 18,00

Disponibilità: Immediata

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Beating The Coronavirus as simple...Lynne Mctaggart

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Beating the coronavirus: as simple as A, B, C

ON FEBRUARY 28TH, 2020

Last weekend, we held our Get Well Health Expo at Olympia. Thousands came to meet the many dozens of pioneering doctors and therapists of all varieties that we had carefully selected to offer alternative solutions proven to work.

Of nearly 50 brilliant talks and demonstrations, two delivered by Dr. Damien Downing, a pioneer in ecological medicine and president of the British Society of Allergy and Environmental Medicine, and Dr. Thomas Levy, a cardiologist and one of the world’s experts on vitamin C, offered the same message: there is a simple solution to the coronavirus, which has gripped the world in fear.

Dr Downing was one of a team of orthomolecular doctors (who offer therapeutic nutrition based on biochemical individuality) to put together an effective plan of attack for the coronavirus.

He and the others released a statement in late January by the Orthomolecular Medicine News Service to say that the coronavirus pandemic ‘can be dramatically slowed, or stopped with the immediate widespread use of high doses of vitamin C.’

This is nothing new. A raft of studies carried out in the 40s and 50s showed that very high dose vitamin C, particularly given intravenously, could stop the deadliest of infections, including polio.

Dr. Frederick Klenner was one of the pioneering doctors in the 1940s who successfully cured many viral diseases, from flu and hepatitis, to viral pneumonia and even polio using very high doses of vitamin C, anywhere from 30,000 – 200,000 mg, given as divided dosages throughout the day with no ill effects.

More recently, a 1999 study of 700 students with cold and flu symptoms compared one group, which just received the usual cold and flu drugs, against another, which received hourly doses of 1 g of vitamin C. The researchers discovered that symptoms decreased by 85 percent in the group treated with vitamin C. As the researchers concluded: ‘Vitamin C in mega doses administered before or after the appearance of cold and flu symptoms relieved and prevented the symptoms in the test population compared with the control group.’

Alan Smith is a recent case showing the power of this simple and inexpensive supplement.

In July 2009, Smith's life hung in precarious balance. A farmer in New Zealand, Smith had come down with a severe form of swine flu and was deteriorating rapidly. Doctors at Tauranga Hospital induced a coma, then transferred him to Auckland Hospital, where he was put on specialized life-support equipment.

X-rays showed that his lungs were completely clouded with fluid – among the worst his doctors had ever seen. They then discovered that Smith also had hairy-cell leukaemia, but he still had a chance at survival if he could recover any lung function at all. However, in his present condition, the Auckland doctors told his wife Sonia that he was not likely to survive and recommended turning off his life-support.

Smith's brother-in-law, however, refused to accept this death sentence and insisted that he be given intravenous (iv) vitamin C. To humor the family, the skeptical doctors agreed to administer 25 g/day of vitamin C for several days. By the end of the second day, however, new X-rays showed large air pockets in Smith's lungs. His lung function had so dramatically improved that he was able to come off the life-support system.

Nevertheless, the doctors refused to acknowledge vitamin C as the source of the improvement and so stopped the IV drip, after which Smith rapidly deteriorated. But, at his family's insistence, the doctors eventually gave Smith a far lower dose- 1 g of vitamin C twice a day; he began to improve, albeit much more slowly.

After a move to another hospital, he regained consciousness and his vitamin C regimen was stopped permanently.

Sonia Smith then decided to give her husband a new form of vitamin C, touted as being as powerful as IV dosing, called liposomal vitamin C. Smith's recovery was dramatic.

Although doctors believed he would need three months of hospitalization for rehabilitation, he walked out of the hospital after two weeks. By the time he was released, he also had no signs of leukaemia.

Dr Downing and other physicians from the International Society for Orthomolecular Medicine urged preventive supplementation to ‘prevent or minimize symptoms for future viral infection,’ including the coronavirus.

These include:

Vitamin C: 3000 mg daily, in divided dosages

Vitamin D3: 2000 IUs daily (Start with 5000 IU/day for two weeks, then reduce to 2000 IU

Magnesium: 400 mg daily (in citrate, malate, chelate, or chloride form)

Zinc: 20 mg daily

Selenium: 100 mcg (micrograms) daily

As vitamin C champion Dr. Robert Cathcart once noted, ‘I have not seen any flu yet that was not cured or markedly ameliorated by massive doses of vitamin C.’

So stop panicking about the so-called pandemic and start this simple prevention program.

 

IL BIANCOSPINO : proprietà, uso, ecc.

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Il biancospino (Crataegus oxyacantha) è una pianta perenne della famiglia delle Rosaceae, utilizzata per la cura del sistema circolatorio grazie alla sua spiccata attività cardioprotettiva e antiossidante. Scopriamolo meglio.

>  Proprietà del biancospino

>  Modalità d'uso

>  Controindicazioni

>  Descrizione della pianta

>  L'habitat del biancospino

>  Cenni storici

 

 

 

Proprietà del biancospino

Il biancospino è da sempre conosciuto come la pianta del cuore. Le foglie e i fiori contengono una miscela di diversi flavonoidi, potenti antiossidanti e “spazzini” dei radicali liberi, utili nella prevenzione di malattie cardiovascolari e per combattere il colesterolo.

Questi principi attivi conferiscono una spiccata attività cardioprotettiva, perché inducono la dilatazione delle arterie coronariche che portano il sangue al cuore, migliorando così l'afflusso del sangue con conseguente riduzione della pressione arteriosa. Il suo impiego è quindi indicato nei casi di ipertensione, lieve o moderata, specie se di origine nervosa.

Ha proprietà cardiotoniche dovute alla presenza di proantocianidoli, che agiscono da un lato sul potenziamento della forza contrattile del cuore; e dall’altro sulle alterazioni della funzionalità cardiaca. Questi componenti riducono la tachicardia, extrasistole e aritmie e prevengono le complicanze nei pazienti anziani, a rischio di angina pectoris o infarto, affetti da influenza o polmonite.

La vitexina, principio attivo presente nel biancospino, agisce come spasmolitico, sedativo e ansiolitico naturale. Quest’azione sedativa e rilassante è utile soprattutto nei pazienti molto nervosi, nei quali riduce l'emotività, negli stati di ansia, agitazione, angoscia, e in caso d’insonnia.

 

Il biancospino è un ottima erba per favorire il sonno: scopri le altre!

 

 

Ricette con la curcuma: maionese vegana

Modalità d'uso

USO INTERNO:

INFUSO: 1 cucchiaio raso foglie e fiori di biancospino, 1 tazza d’acqua

Versare la miscela di foglie e fiori nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo al momento del bisogno in caso di palpitazioni, tachicardia e nervosismo. Lontano dai pasti contro l’ipertensione. Prima di andare a dormire per usufruire dell’azione rilassante e sedativa.

Tintura madre di biancospino: 40 gocce in poca acqua tre volte al giorno lontano dai pasti e alla sera prima di coricarsi

 

Controindicazioni del biancospino

Il biancospino presenta pochi effetti collaterali e controindicazioni. È sconsigliato in caso di pressione bassa. Se si assumono ipotensivi di sintesi, prima di prenderlo, è bene consultare il medico.

 

Descrizione della pianta

Arbusto spinoso e cespuglioso (5 m.) ha una corteccia giallastra che scurisce con l’età. Le foglie presentano lobi più o meno marcati. I fiori, riuniti in corimbi, compaiono in primavera, sono piccoli di colore bianco-rosato e molto profumati. I frutti sono delle piccole drupe rosse dalla polpa farinosa e insipida.

 

L'habitat del biancospino

E' un arbusto molto comune nelle zone temperate dell'emisfero nord, specialmente nei terreni incolti al limitare dei boschi.

 

Cenni storici

Il nome oxyacantha deriva da greco oxys che significa “punta” e akantha che vuol dire “spina”. Considerato di buon auspicio dai Greci, il biancospino era utilizzato per adornare gli altari, durante le cerimonie nuziali. I Romani lo chiamavano "alba spina" (spina bianca) e lo dedicarono alla dea Flora, che regnava sul mese di maggio, mese delle purificazioni e della castità, simboleggiata appunto dal bianco dei fiori.

Per questo motivo non venivano celebrate le nozze durante quel mese e se proprio era necessario farle, si accendevano cinque torce di Biancospino in onore della dea, per placare la sua ira. Anche i Celti dedicarono la pianta al periodo che andava da metà maggio a metà giugno.

Nel Medioevo sempre in quel mese, si metteva un albero di Biancospino nella piazza del paese, lo si decorava e si danzava intorno per dare prosperità al paese e per scacciare il malocchio e la sfortuna. Si diceva che i suoi fiori bianchi rappresentassero l'Immacolata Concezione; i frutti rossi, le gocce del sangue di Cristo; e i rami spinosi, la corona di spine.

 

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I Fiori Italiani Floriterapia

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Patrizia Savarese e Lugnano

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Patrizia Savarese

Tra gli ulivi di Lugnano, dietro casa, ora.

 


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